Antichi confini

L'Italia, sino a circa 160 anni fa, era divisa in Stati e Staterelli, Ducati e Signorie varie e un viaggiatore doveva avere sempre a portata di mano un passaporto e un bel po' di contanti, per pagare le gabelle al confine. Tutto questo è finito tra il 1861 e il 1871, come sappiamo. Ma ancora oggi, in molte parti del nostro paese si trovano testimonianze di quell'antica divisione, come ad esempio i cippi confinari. Ce ne sono diversi anche nella Tuscia, lungo quello che fu il confine tra Granducato e Stato Pontificio. Ma ci sono anche testimonianze più antiche, come quelle legate al Ducato di Castro (1537-1649).


In seguito a una disputa confinaria tra Tuscania (Stato Pontificio) e Piansano (Ducato di Castro), si decise di collocare una serie di cippi confinari recanti da un lato, quello verso Piansano, il giglio dei Farnese, e dall'altro il simbolo del comune di Tuscania.


Di questi piccoli termini confinari ne restano diversi in situ (ne ho identificati cinque, ma solo due in buone condizioni, gli altri spezzati o comunque divelti), mentre uno è stato trasportato presso il comune di Piansano. Rappresentano una preziosa testimonianza di quel "mitico" Ducato, legato alla "Cartagine di Maremma", Castro, distrutta pietra su pietra per ordine del papa Innocenzo X (imbeccato si dice dalla cognata Olimpia Maidalchini, definita "la papessa" per l'influenza che aveva sul pontefice).

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