Le Saline di Tarquinia

Approfittando di un evento organizzato dalla Regione Lazio, ho potuto finalmente visitare le Saline di Tarquinia, che secondo me rappresentano uno straordinario esempio di collaborazione tra l'uomo e la Natura, e anche un sito di "archeologia industriale" unico nella nostra regione. Le Saline hanno funzionato sino al 1997, sebbene l'ultimo raccolto del sale risalga al 1993. Da allora, l'abbandono. Interrotto con l'istituzione della Riserva Naturale Statale, affidata al Corpo Forestale dello Stato (ora Carabinieri Forestali).


le Saline, vaste ben 150 ettari, costituiscono un ambiente umido fondamentale per la costa laziale, soprattutto considerando che paludi, stagni e piccoli laghetti sono in buona parte stati prosciugati nei secoli scorsi, e che dunque le aree per la sosta degli uccelli acquatici si sono drasticamente ridotte. 

Durante la nostra visita avvistiamo numerosi fenicotteri, alcune volpoche e poi limicoli, anatre e folaghe, oltre a numerosi aironi. Ma personalmente ero attirato anche dalle strutture costruite dalla mano dell'uomo: non evidenti, eppure fondamentali. "Casseforme" in legno, camminamenti e pontili, insieme a chiuse e canali, permettevano di coltivare il sale, facendo man mano crescere la salinità dell'acqua. In estate, grazie all'evaporazione, nelle vasche finali si depositava il prezioso cloruro di sodio. 


Un'arte antica, quella dei salinari, che esiste sin dai tempi degli Etruschi, e non ha smesso di essere esercitata sino a epoche recenti. 
Le Saline di Tarquinia sono servite anche come bagno penale per i briganti e i malfattori dello Stato Pontificio. Oggi sono il regno della Natura, delle Salicornie e degli uccelli, degli anfibi e dei microorganismi salini, eppure richiedono comunque che l'uomo vigili sulla loro sopravvivenza, perché c'è sempre il rischio di interramenti e di modificazioni ecologiche. In fondo è un habitat artificiale. Fortunatamente ci sono naturalisti e tecnici, oltre ovviamente alla dedizione dei Carabinieri Forestali, a fare in modo che questo luogo continui a sopravvivere e a stupire i visitatori.


Un grazie al personale della Riserva e alla Regione Lazio - Direzione Ambiente e Sistemi Naturali per aver organizzato la visita e aver permesso a me e a diversi altri fotografi naturalisti di passeggiare (e fotografare) all'interno delle Saline. In particolare vorrei ringraziare Roberto Sinibaldi e Maricetta Agati per la loro cortese disponibilità.

Commenti