Castel Juliano (o Iuliano)

In territorio di Pitigliano, e vicino al confine con il Lazio (come un tempo al confine tra Granducato e Stato Pontificio) sorge un solitario castello di cui in verità restano pochi ruderi tra la macchia, ma su uno sperone panoramico da cui ci si affaccia su un angolo davvero bello della Tuscia.


In autunno, nel vallone, un "fiume d'oro" si dirige verso i monti di Castro, lontani ma ben identificabili per la ferita inferta dalla cava di Manciano. L'area di confine era importante per fini economici e strategici e la località "La Sconfitta", non molto lontano, testimonia le antiche contese: a essere sconfitto, nel caso specifico, fu l'esercito papale penetrato baldanzoso in territorio toscano e presto ricacciato indietro.


Un "mozzicone" di torre è la testimonianza più evidente di Castel Juliano, che ho esplorato insieme al mio amico Andrea Bovo. Non è stato facile, per la macchia intricata e le pareti precipiti. Ma ne valeva la pena. I resti visibili, a parte la torre, sono alcuni pozzi (un pozzo granario e una cisterna), vari ambienti ipogei molto usurati, due valli difensivi e soprattutto uno splendido colombario, purtroppo in avanzata fase di crollo, che si affaccia, con un finestrone, sulla forra di cui parlavo in apertura.


E' proprio uno di quei luoghi che piacciono a me: magari l'archeologo o lo studioso vi troveranno pochi elementi degni di nota, ma il senso di solitudine, di selvaggia bellezza sono impagabili, e chissenefrega se son solo "quattro sassi"! 

Proprio la pericolosità del sito e il desiderio di conservarne lo spirito, per così dire, mi spingono a non dare indicazioni più precise su dove si trovi il castello. A chi avesse la ventura di scovarlo, chiedo di rispettarlo con la massima cura: cosa che vale per qualsiasi luogo, ma ancor di più per quei (oramai pochi) siti che conoscono di rado il passaggio di "esploratori" umani.


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