Il viaggio di Lawrence

"Poichè la vita sulla terra era così bella , la vita sottoterra non poteva esserne che la continuazione" scriveva D.H. Lawrence in "Paesi Etruschi", il libro scritto in seguito al suo viaggio in Etruria insieme all'amico Earl Brewster, nella primavera del 1927: 90 anni fa esatti.


Uscito postumo nel 1932 (e solo nel 1985 in Italia), il libro racconta gli Etruschi non dal punto di vista dell'archeologo, ma dell'artista, dell'appassionato di storia privo di ogni vincolo accademico e dunque di obiettività. Gli Etruschi sono visti come un popolo "naturale" e legato alla terra, capace di godere della vita, al contrario dei tristi e "tecnocratici" Romani, esaltati - all'epoca - da un giovane regime fascista.


Il grande archeologo Massimo Pallottino racconta come esistano di fatto due popoli etruschi: quello dei ricercatori e quello degli scrittori. E se lui scelse il primo lo doveva, però, all'esistenza del secondo.
Il fascino della scrittura di Lawrence è proprio nelle descrizioni di parte, nella magia che l'autore vede nelle tombe dipinte di Tarquinia, nei paesaggi solitari e selvaggi (allora) che attraversa nel suo viaggio, nella capacità di sentire che quel passato è ancora vivo, come brace sotto la cenere. Gli Etruschi sono ancora con noi, sembra voler dire Lawrence, se solo prestiamo attenzione.


Una lettura affascinante anche oggi che quei luoghi (Cerveteri, Tarquinia, Volterra) sono sin troppo cambiati e i distruttori non sono i Romani, ma noi moderni.

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