EsploraFiora

E' un mio vecchio progetto (in senso generale, non solo fotografico) quello di "esplorare" la valle della Fiora (al femminile, come si usa qui in Tuscia), il fiume degli Etruschi e antico confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana. 

Un'esplorazione fatta "dal di dentro", percorrendo il corso d'acqua stando "a mollo", e dunque dalla stessa prospettiva con cui il fiume e i suoi affluenti "guardano" il mondo circostante.


Anno dopo anno, estate dopo estate (visto che per sua natura questo è un progetto da fare quando fa caldo...), ho percorso gran parte dell'Olpeta, della Nova, del Lente e ovviamente della Fiora stessa, faccenda quest'ultima molto più complessa visto che, nonostante la siccità, occorre farsi un bagno completo per poter superare alcuni punti. 


Procedendo con calma, il fiume sa regalare scenari di grandissima suggestione, alternando zone in cui prevale un senso di quiete assoluta ad altri in cui l'acqua rumoreggia scalpitando tra enormi massi di travertino, che rendono difficoltoso il cammino. Lo stesso fiume ha personalità diverse e contrapposte nel giro di due soli chilometri, quelli percorsi ieri nel territorio di Manciano. Si cammina con lentezza, assaporando, si può dire, ogni metro, concedendosi il lusso di osservare le enormi carpe che fuggono davanti al nostro incedere, ascoltando il gracidare delle rane, o ammirando il volo dell'airone e i magici riflessi nei punti in cui l'acqua si placa.


E' un mondo fatto di silenzi e improvvisi frastuoni, di insetti che volano, libellule che li inseguono, lucertole ferme sul masso all'agguato, di tele di ragno bagnate dalla rugiada, di fiori di papavero e di ginestra, di giovani pioppi e grandi ontani contorti. A ogni metro, si può dire, c'è qualcosa da ammirare, sin troppe quelle che uno vorrebbe comprendere

Eppoi c'è l'uomo, con i suoi campi coltivati, i trattori che rombano lontano e la grande cava che sta smantellando un colle fatto di marmo. E visto che c'è l'acqua, c'è anche energia: così nel 1913 hanno costruito sulle rive della Fiora una centrale idroelettrica, che ancora funziona. Preleva l'acqua a monte con una diga e la restituisce al corso principale grazie a uno sbocco da cui esce un vero e proprio torrente.


Questa è la zona del travertino. Massi candidi, enormi, possenti, ingombrano l'intero corso del fiume. L'acqua si apre la strada scavando cunicoli, fori, scivoli, giocherellando tra le pietre, creando gorghi e cascatelle.


Ma poi i massi diventano troppo grandi e accatastati perché io riesca a superarli. Per oggi sono carico di emozioni, mi basta. Tornerò. E' proprio vero, la Fiora ti entra nell'anima, e non ti molla più.

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