Un bosco "roccioso" a Tarquinia

Un'antica linea di costa, forse una bella spiaggia, ricca di vita, e dunque di conchiglie. L'uomo ancora non c'era, non c'erano plastica e inquinamento, cemento e pesca incontrollata. Col passare dei millenni, la spiaggia diventa roccia, e la vita che essa conteneva si fa roccia anch'essa. Una vera e propria fotografia di un tempo remoto, remotissimo. Oggi quella spiaggia è un'alta parete di roccia, friabile e instabile. I massi, enormi, rotolano a valle e vengono inglobati da un piccolo bosco di lecci. E' questa la magia di un luogo "borderline" da ogni punto di vista: dimenticato, eppure vicinissimo, quindi a rischio per i tagli boschivi e l'abbandono dei rifiuti, ma anche una piccolissima oasi distesa tra passato e (speriamo) futuro.


L'interesse principale sono ovviamente i fossili, di cui sono ricche le pareti e i massi che da essa si staccano, rotolando a valle.


Si tratta soprattutto di bivalvi, dalle dimensioni più diverse. Alcuni sono davvero enormi, più grandi di una mano.


E a proposito di mano: ovviamente l'uomo ha bazzicato questi luoghi a ridosso di Tarquinia sia nei secoli passati sia in tempi più recenti, scavando rifugi o veri e propri ipogei nella viva roccia.


La fragilità della roccia ne testimonia spesso la "giovane età", ma ci sono delle eccezioni, come una sorta di vero e proprio"eremo" ricavato a molti metri di altezza su una parete verticale di roccia più compatta. Presumo che i due buchi sotto l'apertura servissero per fissarvi una scala!


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