Selva del Sasso a Vitorchiano

Vitorchiano è, insieme a Soriano e Bomarzo, il paese dei monumenti rupestri. Questo perché condivide, con gli altri due comuni, un'ampia area di colline dal vertice pianeggiante costituite da banchi di rocce vulcaniche, da cui si distaccano enormi massi che poi precipitano a valle. Nel corso dei millenni, questo ha portato alla nascita di ambienti straordinari, in cui la mano dell'uomo e quella della natura si confondono. Gli stessi nomi dei luoghi ci ricordano la singolare caratteristica di avere una folta vegetazione (noccioleti ma anche estesi boschi decidui) in cui si innalzano, misteriosi come astronavi aliene, poderosi ammassi di roccia scabra staccatasi dalla rupe soprastante (che in questo caso è soprattutto quella di Corviano). Il Pietreto e la Selva del Sasso confluiscono uno nell'altra, e sono molto simili tra loro, se non per il fatto che il primo è popolato principalmente da coltivazioni di nocciolo, mentre il secondo è un ceduo di Roverella e Cerro.


I massi sembrano già di loro degli altari rupestri, quasi che la natura (o gli dei?) abbiano predisposto tutto affinchè gli uomini, con sapienza artigianale, ne potessero trarre monumenti sacri, ma anche strutture di uso quotidiano come pestarole o ripari ipogei.


Se molti conoscono la Selva di Malano, con i suoi "sassi del predicatore" e gli altari cubici, molte meno persone conoscono il fascino del Pietreto e della Selva del Sasso, forse distratti dalla citata presenza del sito di Corviano che dall'alto li controlla, con le sue abitazioni rupestri e i resti di chiese, castelli e mulini. 


A separare le due "selve" scorre il torrente Martelluzzo, lo stesso che crea la cascatella alla mola di Corviano e che qui, invece, dà vita a una singolare forra che potremmo definire "del torrente nascosto". I massi che caratterizzano la zona, infatti, sono precipitati nel letto del corso d'acqua e, tranne che per brevi tratti, lo rendono praticamente invisibile.


Nella Selva del Sasso si trova un gruppo di monumenti rupestri, numerosi ma tutti vicini, di varia tipologia, quasi si trattasse di una "esposizione": pestarole, altari, ripari ipogei, nicchie, pozzi...


L'accesso a quest'area è in qualche modo segnalato da un grande masso in cui sono state ricavate due tombe rupestri sovrapposte, ritenute di epoca romana. 


Più nel folto (dove tra l'altro è facile perdersi: a me è capitato!) si trova questa pestarola. Vicino ce n'è un'altra di diversa tipologia.


Non lontano, si rinviene un altro nucleo di strutture rupestri, caratterizzato in primis da un doppio masso, davvero enorme, in cui da una parte si apre un riparo scavato nel vivo, dall'altra una serie di nicchie, un paio delle quali mostra anche un timpano decorato. La parte superiore di questo masso è evidentemente lavorato, come si trattasse di un altare, o qualcosa del genere. 


Qualche decina di metri più in là, un'altra struttura attira l'attenzione. Anche in questo caso sembrerebbe destinata a utilizzo agricolo (tipo un'aia), ma potrebbe anche essere parte di un altare. Di fronte, sorge una conca in pietra, dal bordo purtroppo spezzato, destinata - si deve presumere - a raccogliere liquidi. In tutta la zona sono innumerevoli le tracce di lavorazioni "varie", con coppelle, nicchie, scalini, che rendono questo luogo un vero e proprio bosco magico...


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