Castelli di Sorano

Sorano è nota ai più (come Pitigliano) come la città delle vie cave e dei monumenti rupestri. Fama indubbiamente meritata. Ma c'è anche molto altro. La natura selvaggia dei dintorni, e della valle del Lente in particolare, ha fatto in modo che anche durante il medioevo sorgessero nei dintorni diversi insediamenti fortificati, come le Rocchette e Castelvecchio con, nel mezzo, il colle detto della Cocceria. Tre cime aspre e dai fianchi quasi verticali che sono sicuramente sembrate ideali per collocarvi strutture difensive e abitati naturalmente protetti da possibili incursioni nemiche.


La stessa natura aspra dei siti ha creato le condizioni perché questi tre insediamenti, abbandonati nel corso dei secoli, subissero un notevole processo di erosione, con conseguenti crolli. D'altra parte si tratta di veri e propri "nidi d'aquila", ancora oggi faticosi e a volte difficili da raggiungere, ma spettacolari. Per le Rocchette è stato attrezzato un sentiero, che comunque non rende la visita meno faticosa. La rupe è percorsa da diverse scalinate intagliate nel vivo della roccia che consentono, anzi consentivano, di raggiungerne il vertice, mentre tutt'intorno la roccia è stata scavata per ricavarne abitazioni, stalle e altre strutture ipogee.


Le abitazioni rupestri sono in larga parte crollate. Profonde spaccature rendono instabile quanto è sopravvissuto. Comunque è possibile ancora oggi osservare che l'insediamento delle Rocchette venne abitato da una popolazione stabile, come dimostra la presenza, all'interno di un ipogeo piuttosto ampio (foto d'apertura), di un forno da pane perfettamente conservato.


Non lontano, sorge il colle della Cocceria, caratterizzato da numerose murature di contenimento (forse servivano a creare terrazzamenti coltivabili) e anche da due colombari che si aprono sulla vallata con di fronte l'abitato di Sorano.


Da osservare, come curiosità, che la parete di fondo del colombario, accanto alla finestra, presenta le nicchie organizzate su file decisamente "storte": forse chi l'ha scolpito eccedeva nell'uso del vino! La presenza dei colombari  e delle murature, testimonia probabilmente che il sito aveva soprattutto un interesse "economico", come anche il nome sembra testimoniare. Resta una porta scavata nel vivo della roccia, con uno strano cunicolo a "u" sul lato, che permetteva l'accesso alla spianata sommitale.


Nella zona vi sono anche delle vie cave "minori" (rispetto almeno a quelle più famose), come la via cava San Valentino, che si raggiunge (scomodamente) anche passando per la porta della foto sopra.


Sempre a breve distanza, si nota un picco davvero scosceso, caratterizzato da un folto bosco di lecci che si stagliano scuri sulla vegetazione ripariale che caratterizza la valle del Lente.


Questo è forse il sito più spettacolare. Vi sorge un vero castello, Castelvecchio, e vi si trovano pochi ambienti ipogei, ma molto grandi e articolati. Ad esempio una sorta di abitazione con scalinata che scende verso una serie di tre ambienti che probabilmente sono state stalle, data la presenza di mangiatoie.


L'ambiente sottostante è davvero molto ampio, cosa inusuale in questo genere di siti rupestri. Mi viene da pensare che a disposizione del "castellano" ci fossero anche molti cavalli, oltre al bestiame per uso alimentare...


Del castello vero e proprio, edificato sulla cima della piramide di roccia, le cui pareti sono state ulteriormente "lisciate" con interventi mirati in modo da renderlo davvero imprendibile, restano solo tracce delle imponenti murature, che la vegetazione sta lentamente disfando. Il tempo scorre, i secoli fuggono, resta il fascino di luoghi così magici e bellissimi.


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