Ritorno a Veio

Era un po' che mancavo da questa riserva naturale alle porte di Roma, dopo che per diversi anni l'avevo invece esplorata per bene durante la realizzazione del mio progetto dedicato alla Campagna Romana. Un po' per un vago senso di nostalgia e un po' per scoprire un geosito che l'ISPRA ha recentemente inserito nell'apposito Inventario Nazionale, e che ha un significato doppio, in parte antropico, perché creato dall'uomo in epoca etrusca, in parte naturale, perché scavato nel "Tufo Giallo di Sacrofano", sono infine tornato qualche giorno fa nel Parco di Veio.


Il "Cunicolo dell'Albereto" si trova a Formello, e rappresenta un'emergenza geologica e ambientale davvero suggestiva. Si nota subito la sua origine artificiale, ma poi si rimane colpiti dall'azione della natura che nei millenni ha rettificato il corso del cunicolo e soprattutto lo ha approfondito di almeno una decina di metri, dandogli la forma e la sinuosità tipica di uno "slot canyon" americano. Un'erosione che continua ancora oggi, come dimostrano alcuni crolli di cui sono stato testimone mentre stavo fotografando, con alcuni frammenti che hanno colpito, per fortuna senza conseguenze, la mia fotocamera stenopeica.


C'è da sottolineare (purtroppo) la presenza di diversi segni di degrado, anche tenuto conto del fatto che il cunicolo sorge praticamente in ambito urbano, a poca distanza da alcuni quartieri recentemente edificati alla periferia di Formello. Per questo forse sarebbe bene che l'identificazione del geosito non fosse soltanto un atto meramente formale, destinato ai tecnici o agli "esploratori", ma qualcosa di effettivo, con precise norme di salvaguardia.


Oltre al cunicolo, sono andato anche alla mola di Magliano. Di mole, nel Parco di Veio, ce ne sono diverse, e tutte molto spettacolari. ma quella di Magliano è di certo una delle più belle, anche grazie alla limpidezza del torrente (o fosso) Ruinasse, che tra l'altro forma una notevole forra.


La mola di Magliano è monumentale, con muraglioni altissimi a chiudere una strettoia della valle per raccogliere le acque e portarle al mulino vero e proprio, di cui restano solo i muri perimetrali.


La diga principale dà vita a una piccola cascata, che gorgoglia nel silenzio irreale della valle. Se pensiamo che ci troviamo  a due passi da Roma, la cosa è davvero straordinaria...


Commenti

bob61 ha detto…
Luoghi davvero interessanti e suggestivi, le foto come sempre molto belle.