Il fiume Marta e il suo assassino

Che ci crediate o no, questo è il Marta, l'emissario del lago di Bolsena che sfocia in mare a Tarquinia e che per gran parte del suo viaggio risulta poco visibile, e quando lo è, appare spesso poco limpido e invitante, specialmente a valle di Tuscania. In effetti i dati dell'ARPA dicono che il fiume ha molti problemi di inquinamento, resi meno urgenti solo dalla buona qualità delle acque di alcuni importanti affluenti come il Biedano (ma il Leia contribuisce in senso inverso...). Eppure, in certe zone, e in certi periodi, il Marta appare così.


L'acqua è limpida e scarsa, in quanto catturata dalle centrali ENEL che la sfruttano per produrre energia pulita. Proprio le centrali contribuiscono a ossigenare le acque, in quanto il "troppo pieno" che rimane fuori dalle condotte forzate, va a formare rapide e cascatelle che danno una mano a ripulire e vitalizzare le acque stesse. Certamente le centrali costituiscono un'alterazione del corso del fiume, ma nel contempo possono essere una risorsa, anche perché non funzionano sulla base di dighe di sbarramento, ma sfruttando il naturale dislivello che il fiume supera dal lago al mare (circa 300 metri totali).


Se soltanto si investissero risorse per ripulire il fiume, si facesse funzionare davvero la Riserva Naturale Tuscania che ne protegge il tratto più bello e lo si rendesse fruibile, si otterebbe un percorso fluviale di grandissimo interesse e bellezza, con ben tre paesi monumentali (Marta, Tuscania e Tarquinia) e angoli spettacolari, come la Solfatara. Ma siamo ben lontani dall'obiettivo. Anche perché la sfida principale è in realtà ripulire gli affluenti compromessi come il citato Leia che, come l'Aniene per il Tevere, è il vero "assassino" del Marta, raccogliendo le acque estremamente compromesse provenienti da Viterbo. Eppure, prima di andare incontro al suo nefasto destino, il Leia stesso regala angoli interessanti, come questa cascata.


Nel tratto poco a valle delle sorgenti le acque del Leia sono fangose per motivi naturali (o legati alle attività agricole), ma ancora non del tutto inquinate. Credo davvero che lo sforzo maggiore dovrebbe essere fatto per rendere pienamente depurate le acque di scarico del capoluogo, che poi si riversano nell'Urcionio, nel fosso Caldano e in tanti altri torrenti che solcano il territorio viterbese, trasformandoli in pericolosi killer della biodiversità, della bellezza e in fondo della nostra salute... 






Commenti

Claudio ha detto…
Sono quello del podere di Vitorchiano (post sulle pestatole). Sto proprio a ridosso del fosso di S. Antonio, piccolo tributario del (o della) Vezza. Il fosso sarebbe bellissimo, proprio sotto di me forma una cascata. Ma è una fogna. L'ha ridotta così proprio Vitorchiano, passato rapidamente da 2.000 a 4.000 abitanti a seguito dell'immonda speculazione edilizia perpetrata dalla vicina Viterbo.
Tempo fa i nemici del sindaco fecero arrivare la tv (Striscia o le Iene, non so). Il sindaco gli faceva pagare gli oneri di depurazione (8 euro?): "Ma tutti sanno che il depuratore non funziona". Mi dissi: è fatta, ora il fosso tornerà pulito, magari la procura manco la sentono, ma la tv... .
Macché. Arriva la denuncia, arrivano i carabinieri, il sindaco è convocato in caserma e ne esce pulito e trionfante. Avrà detto: "Non funziona? Strano, fino a ieri funzionava... Vabbè, levo gli oneri dalla bolletta. Riparare il depuratore? E come faccio che non c'è una lira?"
Ecco. I soldi per S. Michele o per il parcheggio dei camper si trovano. Quelli per sanare un reato ambientale, no.