Forra su forra

La Tuscia si caratterizza indubbiamente per le forre (e per i "botri" sul versante toscano), cioè le gole fluviali profondamente scavate nel tufo, con pareti quasi verticali. Un tipo di ambiente prezioso, ricco di spunti paesaggistici, culturali e naturalistici. Nell'area tra Pitigliano, Sorano e Sovana ce ne sono di veramente notevoli, spesso difficili da raggiungere, ma vale sempre la pena fare qualche sforzo per esplorarle. Come ho fatto ieri, vicino Sovana.


L'azione del piccolo torrente, prolungata nei millenni, ha letteralmente tagliato - come con un immenso coltello - la roccia. Oggi ne erode la base, provocando tra le altre cose numerosi crolli, che rendono il cammino piuttosto problematico, anche considerando che questa forra in diversi punti non è più larga di tre, quattro metri.


L'habitat è caratterizzato da una notevole umidità ambientale, come ovvio, e da una forte inversione termica, come dimostra la presenza, qua e là, di diversi faggi, nettamente sottoquota. Ma la cosa più straordinaria è la presenza di numerosi Tassi (Taxus baccata): è la prima volta che vedo questi alberi in una forra. Ce ne sono anche individui annosi, tenendo conto del fatto che si tratta di un albero a crescita estremamente lenta. Nella foto vediamo appunto un faggio e un tasso insieme lungo le pareti della gola, ma siamo a poco più di 400 metri di quota, e non in alta montagna!


Per me, comunque, l'aspetto più interessante è quello paesaggistico, l'atmosfera che si respira in questi luoghi, il silenzio rotto solo dal dolce mormorio dell'acqua. A molti le gole mettono ansia, a volte paura; a me danno invece un senso di protezione e pace, quasi si tornasse in un utero materno. In fondo, parliamo di Madre Terra!


Interessante rilevare anche qui le tracce di una passata attività vulcanica, con diverse piccole sorgenti sulfuree, che segnano di giallo le pareti della forra. E' un mondo fatto di verde, ombroso e ovattato. E mi tornano sempre in mente gli Etruschi, popolo che amava le profondità della terra, al punto da creare "forre artificiali" quali in effetti sono le vie cave. Pochi territori, credo, possano emanare altrettanto fascino...


Commenti

Norma Hengstenberg ha detto…
Si,purtroppo pochi individui oggigiorno sentono ancora questo forte legame con madre terra. Chi lo sente non ha paura perché è parte del paesaggio materno primordiale. Soltanto coloro potrebbero salvarci dalla totale devastazione.