La Roccia dell'Anello

L'area di Piantorena a Grotte Santo Stefano, frazione di Viterbo, è ricca di valori ambientali, paesaggistici e ovviamente archeologici, data la presenza dell'insediamento di Torena, caratterizzato da una bella torre, da un paio di colombari (ce n'erano altri, ma sono crollati), da diversi ambienti ipogei e da una chiesetta. Il lungo altipiano sovrasta la valle del torrente Rigo, lungo le cui rive si trova una seconda torretta, sommersa dalla vegetazione, a vista di quella in alto sulla rupe.


Ma quello di cui voglio parlare in questo post è di un elemento a metà strada tra il puramente geologico e l'archeologico: la cosiddetta Pietra (o Roccia) dell'Anello. Si tratta di uno sperone di roccia vulcanica (forse quanto rimane di un condotto lavico?) che, già visto dal basso, dà l'idea di una torre, come se fosse stata costruita da mano umana.


La Pietra si eleva infatti sulla cima di una collinetta, ricoperta di macchia, a "controllo" della vallata del Rigo. La cosa curiosa è che sulla cartografia regionale il sito è indicato con la scritta "Torre dell'Anello". Un errore? Forse no. Sono infatti andato a dare un'occhiata da vicino (cosa non facile a causa della vegetazione), trovando riscontri interessanti.


Ai piedi del monolite si trovano infatti numerosissime tegole spezzate e mattoni, ma anche resti di ceramica invetriata molto frammentati, che indicano che un edificio antico dovette esistere in quel punto. Un ipogeo completamente crollato, forse un pozzo, è sommerso dalla vegetazione ma ben visibile. Credo che ci siano elementi sufficienti per avanzare l'ipotesi che una torre, o un adattamento a torre dello sperone di roccia, ci fosse, anticamente. D'altra parte, costruire un riparo sfruttando una delle pareti della Roccia dell'anello (che appare in effetti perfettamente verticale specialmente su un lato) avrebbe consentito con relativamente poco sforzo di ottenere un eccellente punto di osservazione lungo la valle e la strada sottostante.
Una serie di chiodi da arrampicata permette di raggiungere la "vetta", oggi occupata da un gruppetto di lecci, e mi ha fatto pensare che se un tempo la superficie fosse stata maggiore (i crolli sono stati numerosi, com'è evidente), la stessa cima pianeggiante del masso avrebbe potuto fornire supporto a una struttura di osservazione. Chissà.


Comunque sia, resta il fascino di un sito carico di leggende, "perso" nella splendida campagna, puntellata di alberi solitari, che circonda Grotte Santo Stefano...

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