Da Ferento all'Acquarossa

Trovare (anzi ritrovare) il percorso che da Ferento porta ad Acquarossa, è stata a lungo una mia idea fissa. Fermo restando che l'antica strada romana che scavalcava il torrente Acqua Rossa è oramai scomparsa (tracce del ponte sono però ancora visibili), non rimane che una serie di piccoli sentieri oramai profondamente alterati dai lavori agricoli, ma che convergono in una strada scavata nel vivo della roccia che risale l'altipiano e conduce agli scavi dell'abitato etrusco (attualmente l'accesso è regolamentato)., non prima però di aver sfiorato il cosiddetto "eremo" di Acquarossa, della cui esistenza sono venuto a conoscenza grazie al mio amico Andrea Bovo, anche lui esperto "esploratore" della Tuscia.


L'ambiente principale dell'eremo è stato trasformato in stalla, come dimostrano le mangiatoie scavate nella roccia, mentre un breve corridoio porta a un colombario. Stranamente l'eremo si apre verso la vallata di Ferento, e dunque verso nord, e non verso sud come usuale. 

Ma Ferento può riservare altre sorprese, di tenore ben diverso, ma non meno interessanti. Infatti, non lontano dal torrente Vezza, si trova una solfatara di dimensioni notevoli.


Il paesaggio è davvero alieno, le emissioni gassose sono estremamente potenti, e potenzialmente pericolose. Di certo lo sono per gli animali, che necessariamente si trovano più in basso della "quota" a cui cammina un uomo. Quasi sempre, in queste solfatare, si trova qualche vittima della "trappola chimica" dell'idrogeno solforato...


Ciononostante, rimangono luoghi indubbiamente affascinanti. Se poi pensiamo che ci troviamo a breve distanza da Viterbo e da un frequentato sito archeologico...


Che poi, al di là di tutto, Ferento è principalmente una perfetta fusione tra aspetti archeologici, naturalistici e agricoli, con paesaggi davvero classici: non originali, magari, ma molto "tranquillizzanti"!


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