Un eremo nella grotta

Com'è noto, la Tuscia è una terra povera di grotte naturali, quelle con stalattiti e stalagmiti e altri fenomeni del genere. Il motivo è facilmente comprensibile: trattandosi di un territorio in larga parte vulcanico, mancano quasi del tutto i calcari che possono dar vita a vere grotte, e occorre "accontentarsi" degli ipogei di tipo artificiale, scavati dagli etruschi e dalle popolazioni del Medioevo. 
Alcune delle poche grotte naturali si trovano nella valle del Fiume Fiora, dove si possono rinvenire estesi depositi di travertino, mentre una grotta, l'unica vulcanica, si inabissa sulla vetta del monte Venere, a breve distanza dalle rive del lago di Vico. Alcuni depositi di travertino sono presenti anche lungo la valle del Tevere, ed esattamente a Piammiano, nel territorio di Bomarzo. Ed è qui che si trova la grotta di cui voglio parlarvi, e che ha l'eccezionalità di essere stata trasformata, a partire dal XV secolo (se non prima) in un eremo, quello di Santa Lucia.


L'eremo si trova ai piedi di una parete di roccia, e comprendeva alcuni ambienti in muratura, edificati su una sorta di cengia e di cui oggi resta davvero ben poco, e una grotta naturale, appunto, a cui si accedeva, attraverso un vestibolo affrescato, grazie a 6 gradini (coperti oramai dai detriti). 
Gli affreschi chesi trovavano nel vestibolo (come d'altra parte quelli all'interno della grotta) sono stati incredibilmente rubati negli anni '80 del secolo scorso (probabilmente nel 1982), mentre quelli sopravvissuti alla razzia appaiono malmessi e pieni di graffiti: una delle più potenti dimostrazioni dell'imbecillità umana.


Nonostante queste gravissime aggressioni, il luogo rimane suggestivo come pochi, soprattutto per il fatto che l'opera dell'uomo e quella della natura vi convivono armoniosamente. La grotta è fossile, cioè non più attiva, come dimostrato dal fatto che le stallattiti (anch'esse purtroppo vandalizzate, probabilmente per portare a casa uno stupido "ricordino") non "crescono" più, mentre il suolo è polveroso e asciutto. Si deve presumere che fosse così sin dall'epoca in cui venne edificato l'eremo, altrimenti sarebbe stato ben difficile intonacare e dipingere a fresco le pareti!


All'interno la grotta presenta alcuni resti di muratura, tracce dei citati affreschi e, salendo dei gradini scavati nel vivo della roccia, un ambiente chiuso con una porticina, probabilmente un magazzino. Sul pavimento si notano frammenti dell'altare, e una trave che forse sorreggeva il tetto dell'atrio.


E' davvero uno strano contrasto visitare questo luogo, un tempo immerso nella bellezza e nella pace assoluti, e vedere nella valle sottostante le auto che sfrecciano ignare sull'autostrada o il passaggio dei treni ad alta velocità, e soprattutto ascoltare il loro frastuono assordante. Questo rende immediatamente l'idea di due differenti "tempi", della fretta che caratterizza la nostra società, per cui occorre sempre far presto, accellerare, raggiungere la meta, a contrasto di un mondo che predicava la lentezza, la meditazione, la riflessione. Proprio il vandalismo di cui questo luogo è stato fatto oggetto, dimostra ancor di più l'incpmpatibilità  tra questi due mondi. Non resta che dispiacersene...


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