Lungo la Clodia da Blera a Grotta Porcina


La via Clodia è un affascinante rebus archeologico. Se ne conosce infatti il percorso, con buona approssimazione, sino a Tuscania, da quest'ultima città sino a Roselle, invece, ci sono mille ipotesi e poche certezze. Il tratto che analizzo qui è tipico di come l'antica strada costruita dai Romani dopo la sottomissione dell'Etruria si presenti a chi cerca di calcarne ancora il tracciato originale. Infatti, il percorso è evidente in alcuni punti, ma del tutto ipotetico in altri, visto che duemila anni di lavori agricoli e stravolgimenti vari, l'hanno resa irriconoscibile. Però, unendo i tratti noti, si può intuire. Da Blera, passato il Biedano sul ponte del Diavolo, la strada proseguiva sino al ponte della Rocca, che scavalca il Rio Canale (o Ricanale) a pochi metri dalla sua confluenza nel Biedano stesso.


La notevole necropoli di Pian del Vescovo sorge a breve distanza. Da qui la Clodia proseguiva costeggiando il torrente, rimanendo più in basso della sterrata attuale, che comunque si perde tra i campi. La traccia principale risale il pianoro, dunque volta a sinistra e seguendo un tracciato che di sicuro non si sovrappone a quello dell'antica strada, raggiunge il bordo di una forra, in cui scende grazie a una piccola tagliata.


La sezione di quest'ultima e le sue modeste dimensioni rendono difficile sostenere se davvero la Clodia passasse da qui, dubbi che peraltro riguardano anche la stessa via cava Buia di Norchia, spettacolare, ma molto stretta. Comunque, attraversato un campo e il torrente (un tempo doveva esserci un ponte), si raggiunge l'area archeologica di Grotta Porcina.


Si tratta del più grande tumulo dell'etruria meridionale, anche se ampiamente rimaneggiato. Nei pressi si trova un altro unicum, un altare rupestre di forma insolita. Il nostro breve viaggio termina qui.

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