L'ultimo scampolo

Civitavecchia è nota soprattutto per il suo porto, e anche per la grande centrale elettrica Enel di Torre Valdaliga, ma è una città con una storia lunga e travagliata. Nel 1927 ha addirittura "rischiato" di diventare il capoluogo della Tuscia, onore poi toccato a Viterbo. 
Tra la città e Tarquinia, subito a nord della citata centrale elettrica, si stende uno degli ultimi scampoli di costa relativamente intatta del Lazio, costituito in buona parte da bassi tavolati rocciosi, a cui si alternano brevi calette sabbiose. Subito dietro vegeta una striscia di pineta di impianto artificiale, a cui seguono la ferrovia, i campi coltivati e così via. Ad ogni modo, paesaggisticamente e anche dal punto di vista naturalistico, questo tratto di costa è di grande interesse e valore, e certo meriterebbe di essere maggiormente salvaguardato e gestito con cura.


Sebbene la situazione non sia drammatica come in altre parti del nostro paese, infatti, vi si trovano grandi quantità di rifiuti (specialmente nella pineta), mentre la facilità di accesso permessa da una strada sterrata non chiusa alle auto, rende facile l'abbandono anche di rifiuti ingombranti. Basterebbe davvero poco a risolvere almeno questo problema, particolarmente serio in estate, quando l'area è frequentata da numerosi bagnanti.


La bellezza delle rocce, nonostante manchino scogliere alte a picco sul mare, e la presenza di una vasta prateria a posidonia nei fondali antistanti (come dimostrato dagli accumuli lungo la costa di parti di queste piante, strappate dalle tempeste), creano le condizioni per considerare questo sito (comunemente noto come La Frasca) una delle località costiere più rilevanti tra quelle sopravvissute alla furia edificatrice degli ultimi cinquant'anni.


Nonostante l'habitat della macchia mediterranea sia stato in buona parte sostituito dalle piantagioni di pino domestico, la vegetazione marittima non manca, e presenta caratteristiche peculiari, come la presenza della salicornia, che in questa stagione assume un caratteristico colore rosso, che sembra infiammare le rocce.


Il disturbo antropico diminuisce le possibilità di avvistare la fauna, ma il sito è regolarmente frequentato da piccoli limicoli, come corrieri e piro-piro, dalla garzetta e a volte dall'airone cenerino, dai cormorani (sopra), e ovviamente dai gabbiani. Molto numerosi i passeriformi, mentre i mammiferi soffrono per gli spazi contenuti, visto che le aree boscate sono poco adatte alle loro esigenze e la presenza di strade e della ferrovia rende difficile il nomadismo. Questo però non significa che, con opportune iniziative (come la riconversione della pineta, almeno in parte), la situazione non possa migliorare.


Lungo la linea di costa si incontrano i basamenti dei pezzi d'artiglieria tedeschi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che ci ricordano come Civitavecchia si sia trovata al centro di aspri combattimenti (e devastanti bombardamenti) a seguito dei quali perse il suo aspetto tradizionale di cittadina marinara e portuale: la ricostruzione postbellica infatti ha del tutto obnutilato i fasti dell'antica Centumcellae, sostituiti da cemento e asfalto. Per questo l'area de La Frasca assume un'importanza fondamentale, come polmone verde e di bellezza rigenerante per una città cresciuta troppo e spesso male...

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