I 10 boschi più belli della Tuscia

Un bosco non è un semplice insieme di alberi. Potremmo dire anzi che ogni bosco ha una sua "personalità", delle caratteristiche che lo rendono unico, o almeno interessante. La Tuscia possiede ampie zone boscate, ma si tratta in genere di boschi cedui, regolarmente tagliati e dunque spesso di poco valore naturalistico. D'altra parte, si tratta di un territorio a vocazione agricola molto forte, e questo ha da un lato portato all'abbattimento delle selve per ricavare terreno coltivabile, dall'altra all'utilizzo dei boschi rimasti per ricavarne legna, che sino a non molto tempo fa era l'unico combustibile per scaldare le case. Per fortuna, però, ci sono ancora alcuni boschi di rilevantissimo valore paesaggistico e naturalistico: magari non molto estesi, ma davvero "originali" e, a loro modo, unici. Eccone alcuni, secondo me i più belli.


Bosco del Sasseto (Torre Alfina) - Strettamente legato alla vicenda umana del conte Edoardo Cahen, che volle farsi seppellire al suo interno, e al castello che questi acquistò e restaurò in forme pseudo-medievali, il bosco del Sasseto è uno dei più belli e particolari d'Italia, non solo della Tuscia. La varietà vegetazionale è straordinaria: si va dal leccio al faggio, passando per un boschetto di rari tigli. Inoltre, nel bosco vegetano esemplari arborei enormi, plurisecolari e di grande bellezza. Info presso la Riserva Naturale di Monte Rufeno o la cooperativa L'Ape Regina di Acquapendente.


Faggeta monte Cimino (Soriano al Cimino) - Il complesso Cimino-Vicano è costituito da vulcani estinti di non grande altezza: la massima vetta è quealla appunto del Cimino a poco più di 1000 metri di quota. Tutte le loro pendici sono però ammantate di estesi boschi, ciò che resta della mitica Selva Cimina cara agli Etruschi. Tra questi, spiccano diverse faggete "depresse", cioè a quote inferiori dell'usuale: il faggio vegeta di solito tra gli 800 e i 1800 metri di quota. La faggeta del Cimino non è dunque a rigore "depressa", ma è di certo una delle più belle, con faggi tra i più alti d'Europa, vere colonne che si spingono verso il cielo. Tra le caratteristiche di questo bosco, ci sono i massi trachitici, di origine vulcanica. Il più famoso di essi è l'enorme Sasso Menicante, nel piazzale del parcheggio.

Faggeta di monte Fogliano (Vetralla) - Fa parte del complesso Vicano, ma non è compreso nella riserva naturale del Lago di Vico. E' una faggeta "depressa" in quanto l'altezza massima del monte è di circa 800 metri. Strutturalmente è simile a quella del Cimino, di cui è un'ideale continuazione. Interessante anche la cerreta più in basso. All'interno del bosco si trova il suggestivo eremo di San Girolamo, di cui abbiamo parlato anche in questo blog.


Faggeta di monte Venere (Caprarola) - E' la faggeta depressa perfetta, si potrebbe dire, sia per la quota (parte da circa 500 m slm), ma soprattutto per le grandiose dimensioni di alcuni alberi, classificati come monumentali dal CFS. Sulla vetta del monte Venere si trova il Pozzo del Diavolo, l'unica grotta vulcanica del Lazio.


Selva del Lamone (Farnese) - Si tratta di una Riserva Naturale Regionale e del bosco più ampio della Tuscia, una vasta e intricata cerreta dove oltre ai ruderi di antichi insediamenti etruschi (come Rofalco) e medievali, si inseguono le leggende dei briganti che vi trovavano rifugio, oltre a una flora e una fauna eccezionali. Una rete di sentieri ben tenuti permette esplorazioni in sicurezza.


Le betulle di Manziana - La loro origine non è ben chiara, perché la betulla è un albero di alta montagna: forse vennero piantate dai Romani, oppure possono essere un residuo delle glaciazioni, sopravvissute qui grazie a un microclima particolare. Sta di fatto che un bellissimo boschetto di betulle circonda la Caldara di Manziana, gestita dalla Riserva Naturale del Lago di Bracciano e Martignano, un monumento naturale tra i più intriganti del Lazio. Nel bosco si rinviene anche il simbionte della betulla, il fungo Amanita muscaria. Non lontano si trova la Selva di Manziana, costituita da querce monumentali (soprattutto Cerri), ed anch'essa tra i boschi più belli della Tuscia...

Faggeta di Oriolo - Gestita sempre dal Parco di Bracciano Martignano, la faggeta "depressa" di Oriolo rappresenta una gradita sorpresa, specialmente considerando che stiamo parlando di un ambiente molto bello, ma decisamente antropizzato, come il lago di Bracciano.


Sughereta di Tuscania - Piccolo boschetto di grande bellezza, compreso nella Riserva naturale Provinciale di Tuscania. Si tratta di un bosco quasi puro, con ricco sottobosco: gli esemplari di grandi dimensioni si accompagnano a esemplari più giovani nati e cresciuti dopo l'abbandono dei terreni successivo alla Seconda Guerra Mondiale. hanno dunque circa 70 anni.


Castagneti a Canepina - Definirli "boschi" è improprio, in quanto sono coltivazioni, però indubbiamente visti nel loro insieme, con degli esemplari plurisecolari assolutamente enormi, danno proprio l'idea di una selva oscura dantesca! Questi castagneti monumentali si estendono tra Canepina e Soriano al Cimino.


Boschi dell'Amiata (Toscana) - Appena fuori della Regione Lazio, il monte Amiata è il vulcano più alto della zona, ed è ovviamente ricoperto da vaste faggete monumentali. Più in basso, si trovano alcuni boschi particolari tra cui merita di essere citato il Pigelleto. E' una Riserva Naturale nel comune di Piancastagnaio (Si) e si caratterizza per la presenza di ampi tratti di bosco ad abete bianco (Abies alba), tradizionale "compagno" del faggio, oramai rarissimo in Appennino. Questo bosco, perfettamente attrezzato, consente di vivere l'esperienza di una passeggiata in ambiente "alpino" pur se a poca distanza dalle forre e dalla campagna etrusca!

Prima di chiudere vorrei citare anche altri boschi che decisamente vale la pena visitare, a cominciare, rimanendo in Toscana, dal boschetto di olivastri che circonda i ruderi di Capalbiaccio a Capalbio. Interessanti sono anche le estese pinete costiere, di impianto artificiale, che si trovano tra Montalto di Castro e Civitavecchia. Un cenno infine ai boschi di forra, caratterizzati da carpino, orniello, acero e soprattutto ontano, che si trovano un po' ovunque nella Tuscia. I più belli sono forse quelli della valle del Neme a Barbarano, nella Riserva Naturale Marturanum..

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