L'Abbazia di San Giusto

Sebbene ne abbia già scritto su questo blog, mi fa piacere tornare a parlare di questo singolare monumento nel territorio di Tuscania, la città dove vivo. L'abbazia di San Giusto è un esempio di come un luogo possa risorgere o, per meglio dire, esser fatto risorgere.


Nella foto sopra è ben evidente come una parte della struttura (la torre campanaria, le tre absidi, il basamento sulla destra) siano originali, mentre il resto sia stato edificato ex-novo, seguendo però lo schema precedente e basando il lavoro su studi e documenti. Insomma, non possiamo sapere se l'abbazia fosse esattamente così, ma è molto probabile che il suo aspetto attuale sia poco dissimile da quello originale. Però, secondo le più moderne tecniche di restauro, il nuovo e l'originale debbono essere ben distinguibili: fino a non molti decenni fa, invece, si preferiva fare in modo che tale differenza non fosse visibile, creando dei veri e propri falsi archeologici. Ecco, San Giusto non è un falso, ma un recupero, che rende meglio fruibile quanto di originale rimaneva (come la cripta, foto sotto), ma consente anche di utilizzare il resto per eventi ed iniziative. In fondo, siamo comunque all'interno di un'azienda agricola.


San Giusto può dunque diventare un modello? Dipende. Se c'è la buona volontà e la serietà dimostrati dai proprietari dell'abbazia, certamente la risposta è positiva, ma c'è anche un rischio: che con la scusa della ricostruzione e del restauro si compiano autentici scempi, in mancanza della citata sensibilità. Nella Tuscia di esempi ce ne sono diversi,come il castello di Pian Fasciano sul Marta o, ancor peggio, l'abbazia di San Nicolao, nella Selva di Malano, tra Bomarzo e Soriano. La linea sottile tra restauro e vandalismo può essere varcata con troppa facilità: dovrebbe essere la Soprintendenza a vigilare, è vero, ma a volte le cose vanno nel verso sbagliato...


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