Piove, guarda come piove...

Ci sono torrenti, nella Tuscia, che normalmente hanno così poca acqua che ci si chiede come mai, nell'antichità, si siano realizzate importanti opere di contenimento o anche ponti e altre strutture viarie. Insomma, tutto questo sforzo per scavalcare un rivolo largo nemmeno due metri e profondo dieci centimetri?
Ma effettuare un'escursione dopo abbondanti piogge spiega tutto: il modesto torrentello, diventa un fiume di fango e detriti, in grado di fare seri danni e, soprattutto, capace di trasformarsi in una barriera invalicabile. Per un mese o due l'anno, d'accordo, ma per chi viveva lungo quelle valli, un mese non era poco...


Ecco il fosso del Mandrione a Soriano nel Cimino, lungo il sentiero per Valle Oscura. In genere l'acqua è pochissima, ma qualche giorno fa sembrava che il Tevere avesse traslocato ai piedi del Cimino! La struttura muraria che si vede è una delle due dighe di epoca etrusco-romana che si incontrano lungo il corso d'acqua e che raccontano molto di più di quello che sembra: sono state costruite con grandi e pesantissime pietre, per resistere alla pressione delle piene (e comunque, sono entrambe parzialmente crollate), ma rivelano che per gran parte dell'anno l'acqua scarseggia. Infatti, servivano a creare dei piccoli laghetti, delle scorte d'acqua per i periodi siccitosi, a servizio del vicino villaggio agricolo. E' la condanna di vivere vicino a torrenti dalla grande variabilità di portata annua: quando troppo, e quando troppo poco...

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