Che ci faccio qui?

La domanda di Chatwin rimane una delle migliori che possa porsi non solo un viaggiatore, ma ogni essere umano su questo pianeta. E' davvero del tutto casuale il trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro? Certo, uno può scegliere di andare a vivere a New York piuttosto che a New Delhi, oppure a Torino piuttosto che a Messina, però le nostre scelte sono sempre condizionate dalla nostra vita, dalle persone che condividono il nostro cammino, dal lavoro, dalla fortuna (o dalla sfiga) e così via. Insomma, ogni tanto, fermarsi, rallentare e chiedersi: che ci faccio qui? è un buon esercizio, che ci rivela molto di noi.


E io, che ci faccio a Tuscania? Sono venuto qui perché amavo questo territorio, lo trovavo (e lo trovo tutt'ora) bellissimo e carico di fascino, un luogo in cui trovare continue ispirazioni: visto che faccio il fotografo mi è sembrato ragionevole. Ma a volte qualche dubbio si insinua. A volte mi sento fuori posto. A volte ripenso alle scelte fatte e mi dico che se avessi avuto più coraggio, se avessi osato di più, ora chissà...
La vita è fatta di continue scelte, lo sappiamo, per ogni strada percorsa ci sono migliaia di strade abbandonate, che non percorreremo mai. A volte è difficile accettarlo, soprattutto quando le cose non vanno come uno avrebbe voluto, o addirittura vanno nella direzione opposta. Quel tarlo nella testa allora, ricomincia a rodere...

Ma ho trovato una cura efficace. Ogni tanto, ho bisogno di fare pace anche con questa terra, che amo, ma che a volte mi fa imbestialire. Ogni tanto, ho bisogno anch'io di capire, di fare quello che tanti, che qui sono nati e hanno vissuto gran parte della loro vita, hanno smesso di fare. Guardare Tuscania con gli occhi del viandante, stile Chatwin, appunto.

Perciò sono salito sul colle di San Pietro e ho guardato Tuscania nella luce dell'alba, mentre un tiepido sole si apriva la strada tra le nubi, illuminando il rivellino e il borgo con le sue torri. E mi sono chiesto: che ci faccio qui?

La risposta è come sempre arrivata.

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