Come cambia anche se resta Nova

Ho già descritto, su questo blog, la bellezza e il fascino irresistibile di un piccolo e limpidissimo torrente che nasce n territorio laziale, nel comune di Farnese e quasi subito entra in territorio toscano, incontro alla Fiora. Questo piccolo corso d'acqua si chiama Nova, e nonostante sia, dal punto di vista idrografico, poca cosa, raccoglie lungo il suo corso interessi ambientali, paesaggistici e archeologici degni di un vero, grande fiume. 


Io amo molto la Nova: è un po', per me, quello che Rimini o Riccione sono per i vacanzieri ferragostani. Un appuntamento imperdibile, sebbene non ci solo il divertimento di percorrerne il corso stando con i piedi a mollo, ma anche la possibilità di sentirmi quasi un Indiana Jones alla scoperta di chissà quale tesoro. Dopo tre chilometri circa dalla sorgente, infatti, la Nova bagna i piedi al Morranaccio, una collina tufacea in cui si trovano dispersi i ruderi di un antico centro abitato medievale, con tanto di castello. Non ne rimane granché, tranne una serie molto interessante di ambienti ipogei, dalla fattura molto varia. 


Sulla riva antistante, si trova invece il cosiddetto "Labirinto", un insieme di 5 stanze dalle pareti in cui si aprono numerose grandi nicchie, 12 per ogni stanza.


Un mistero archeologico, in effetti. Nei pressi, si trovano ben due colombari di grande bellezza. Tutto questo lo raccontavo già in un video, pubblicato su YouTube lo scorso anno e che qui ripropongo.


Bene. Ma la mia visita di ieri si è rivelata deludente. Non solo e non tanto per i cambiamenti (naturali) dovuti alle recenti piene del torrente, che in fondo hanno cambiato poco, quanto per un vasto taglio boschivo che ha interessato tutta la riva di fronte al Morranaccio. Dispiace sempre quando gli alberi vengono tagliati, ma si tratta di un bosco ceduo, e dunque il taglio fa parte del gioco. Ma tutti gli alberi abbattuti, in questo caso, sono stati tutti abbandonati al suolo (spero non per sempre) in un marasma di tronchi sovrapposti, rami, spine, spuntoni che si allunga sino al fiume, che in molti punti è letteralmente chiuso dai frascami (tra l'altro se la situazione non cambia, con chissà quali effetti alla prossima piena!). Raggiungere la rupe dove si aprono gli ambienti ipogei è praticamente impossibile, e molto rischioso. Davvero c'era bisogno di fare questo scempio? Davvero il (poco) legname ricavabile da questo taglio lungo le rive del torrente valeva la pena di alterare il paesaggio? Sono domande che resteranno senza risposta, almeno per ora. Sono riuscito, con grandi difficoltà, a raggiungere il labirinto, ma non c'è stato niente da fare per il primo dei colombari, mentre per il secondo (il più noto) ho deciso di soprassedere, vinto dall'amarezza di vedere uno dei miei luoghi dell'anima così brutalmente cambiato. Mi è già capitato diverse volte, nei mesi scorsi, di andare nei "miei" luoghi e trovarli molto cambiati (in peggio). Non è un bel segnale. Ogni giorno che passa il patrimonio della Tuscia e della Maremma va in rovina, e pochi, troppo pochi, cercano di porvi rimedio. Soprattutto lo Stato è drammaticamente assente...

Commenti

grazie Marco, vedo che non sono solo ad amare quell'angolo della Nova. Provo il tuo stesso stato d'animo di fronte a quello scempio. Giancarlo Mariotti Bianchi
Antonio C ha detto…
Terribile, terribile. So anche del danneggiamento di una delle tante vie cave della zona.