I cavallini di Barbarano

Come nella Giari di Gesturi in Sardegna, anche a Barbarano vive un piccolo gruppo di cavallini "selvaggi". Dodici esemplari in tuto. Anzi, ora otto, perché qualche mentecatto ha deciso bene di divertirsi ad ammazzarli. Pensate che gente gira per le nostre campagne! Lascio la parola ad Antonio Cipriani che ha scritto un bell'articolo su Globalist.

"Capisco che l'attenzione mediatica si sposti a pallina da ping pong da Sanremo alle promesse dell'Imu restituita, fino alla paura di quello che è detto il popolo di Grillo. Ma tra le pieghe dell'esistenza, e talvolta del racconto che ne fa l'informazione, altre notizie fanno venire i brividi. Somigliano a metafore di un'epoca di ferocia insensata, di bruciante segno del tempo dal quale distogliamo lo sguardo. Sopraffatti da tanta vacuità, dalla sovrabbondanza di informazioni su questioni elitarie che non possiamo neanche sfiorare con un dito.  Oggi ve ne racconto una terribile e simbolica. A Barbarano Romano, zona verdeggiante e bella della Tuscia, vivevano allo stato brado dodici cavalli liberi. Un branco che negli anni si era andato a formare in questa landa. Vivevano liberi. E questo in un mondo di schiavi senza ideali, di servi pronti a piegare la testa neanche per un vantaggio ma per la possibilità che ci possa essere, questa libertà pura e animalesca deve essere sembrata offensiva.
Così qualche mentecatto all'inizio di febbraio, per puro divertimento, per sadismo o per affermare la propria condizione subumana, ha ucciso tre dei cavalli a fucilate. Dieci giorni dopo un quarto cavallo libero è stato ammazzato. Racconta Kim Sambati che è una delle persone che ha rivelato il massacro: "Il quarto cavallo è stato freddato con un colpo al collo da distanza ravvicinata, schizzi di sangue erano evidenti nel punto il cui il cavallo era stato colpito e poco distante giaceva il suo corpo esanime; l'arma utilizzata è in tutta probabilità un fucile da caccia". Un'esecuzione. Perché? A chi davano fastidio questi animali liberi? Se lo chiedono gli abitanti del posto che ancora possiedono umanità e un senso di civiltà. "Erano almeno 12 cavalli bellissimi, liberi, che davano gioia solo a vederli correre da lontano. Espressione meravigliosa della natura ancora capace di donarci tanta ricchezza ed emozione. Perché le istituzioni se ne disinteressano? Salviamoli! Li stanno uccidendo uno per uno", l'accorato appello di Ilaria Drago.
Che fare? Farlo sapere. Così ci chiedono i promotori di un appello pubblico. Fa sapere al mondo che mentre si consumano le ore dei sondaggi, della governabilità, della sfida delle promesse, c'è tutta una parte della nostra vita che lentamente sparisce davanti ai nostri occhi. Una parte fatta di terreno verde cementificato, di ruberie ambientali, di inquinamento. Di campagne elettorali pagate dai costruttori. Di forme di libertà massacrate in nome di una idiozia di base. La stessa che guida il killer dei cavalli e tutti quelli che stanno manomettendo il nostro futuro e quello dei nostri figli. Un futuro grigio, plastificato, senza alcuna libertà. A questo penso, alla libertà a rischio (oltre al dolore per l'assassinio di poveri animali indifesi)".

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