Le terme di Viterbo

Sebbene la sua tradizione sia un po' appannata, Viterbo è un'importante città termale. Lo è da sempre, sin da quando la via Cassia conduceva alle sorgenti sulfuree i ricchi possidenti Romani, o le legioni al ritorno dai lunghi anni di guerra alla conquista di nuove terre. Le proprietà curative di queste acque calde e ricche di sali minerali sono ben note; peccato che il valore misterioso e spirituale di questi luoghi sia stato distrutto dalla città cresciuta troppo, e in modo disordinato. Oggi è difficile comprendere quale suggestione potessero esercitare queste pozze ribollenti e fumanti sui nostri antenati, che le immaginavano in collegamento diretto con gli Inferi! E non è un caso che diverse leggende, soprattutto medievali e rinascimentali, raccontano di torme di diavoli fuoriusciti dal Bullicame e pronti ad attaccare la vicina Viterbo, salvata solo dall'intervento della Vergine, invocata a suon di preghiere!


Il Bullicame è oggi un'area più o meno degradata (e il suo "recupero" l'ha ulteriormente snaturata) nella immediata periferia del capoluogo della Tuscia, molto frequentata dagli amanti dei "bagni termali" (gratuiti). Ma resta un luogo da non perdere, magari riandando con la memoria a quando, a parte le frequentazioni diaboliche, tutte l'area era utilizzata per la lavorazione della canapa, messa a macerare in apposite vasche alimentate con l'acqua bollente. I Romani seppero sfruttare molto bene questa importante ricchezza del territorio (in questo erano molto più avanti di noi!). Oltre al Bullicame, infatti, ci sono altre sorgenti, tra cui quelle del Bacucco, dove vennero realizzate grandiose strutture destinate ai ricchi cittadini di Surrina.


La costruzione più grande, doveva essere davvero imponente, e per secoli ha attirato qui artisti e studiosi, tra cui anche il grande Michelangelo, giunto a Viterbo per curare la sua calcolosi. Le strutture murarie, collocate all'interno dell'Azienda Agricola "Monte Jugo" (giustamente famosa per la bontà dei suoi formaggi) sono conservate solo in parte, ma rendono perfettamente l'idea di quale dovesse essere la loro grandiosità.


Peccato che tutta la zona sia attraversata da una serie di improvvidi elettrodotti che circondano, come una tela di ragno, il meraviglioso monumento. Ma siamo pur sempre in Italia...