Torre Alfina


Tra Orvieto, Acquapendente e Bolsena, si estende un ampio altipiano, diviso in due parti dal confine tra Lazio e Umbria, su cui sorgono diversi borghi e si conserva un paesaggio di rara bellezza, con campi coltivati, pascoli e boschetti di querce. Snodo logistico, per esplorare l’altipiano, è l’abitato di Castel Giorgio, da cui è facile, ad esempio, raggiungere il piccolo e grazioso borgo di Torre Alfina (frazione di Acquapendente, in provincia di Viterbo), dominato dall’imponente castello che fu appunto dei Monaldeschi, ma che lega i suoi destini più recenti ai Cahen, e ai cui piedi si estende il Bosco del Sasseto, una vera meraviglia della natura. 


Vasto circa 65 ettari, conserva al suo interno numerosi alberi secolari (specialmente lecci, ma anche cerri e roverelle), oltre a specie arboree altrove diventate piuttosto rare, come i tigli. Grazie al particolare microclima, e alla presenza di numerose rocce vulcaniche sparse nel sottobosco (da cui il nome del bosco stesso), che aumentano l’umidità del soprassuolo, qui si possono trovare una vicina all’altra specie di ambienti molto diversi, oltre a essenze la cui presenza è dovuta all’intervento umano (come il castagno) e alle tracce dell’antica sistemazione voluta dal conte Edoardo Cahen, nato nel 1834 e molto legato a questa sua proprietà a cui dedicò, dopo la morte della moglie avvenuta nel 1884, gran parte delle sue energie. Proprio per ribadire il suo legame col bosco del Sasseto, scelse di farsi seppellire in un mausoleo in stile neogotico edificato al centro di una radura circondata dagli alberi, e qui riposa da oltre 117 anni (morì nel maggio del 1894). 


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