Castelli scomparsi della Tuscia

Durante il medioevo tutto il territorio che oggi è parte della provincia di Viterbo ospitava numerosi insediamenti militari, castelli, rocche, torri. Terra di passaggio, confine tra Bizantini e Longobardi, cuscinetto tra Roma e il resto d'Europa, la Tuscia non ha avuto, nel corso dei secoli, una vita facile. La gran parte dei castelli di cui parlo è oggi scomparsa; spesso non ne rimane che il toponimo, a ricordarne l'esistenza. Altre volte si incontrano pochi ruderi, il cui fascino è legato però alle memorie di quei tempi turbolenti e instabili. Per il nuovo volume dedicato alla Tuscia della collana "Itinera" (edizioni Penne&Papiri), sto esplorando molti di questi siti, scoprendo realtà di grande interesse storico e a volte anche paesaggistico. Ne anticipo qui due esempi: il castello di Civitella ad Arlena di Castro, oramai ridotto a poche mura inghiottite da una macchia quasi impenetrabile, e la Castellina della Roccaccia, probabile testimonianza della Rocca Glorii (o meglio, della sua dipendenza Castrum Novum), nel territorio di Tarquinia, vicinissima alla sp3 per Tuscania.




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